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La mia cucina incantata: perché parlare di cucina su un blog di moda?

La Camera Incantata è una stanza meravigliosa piena di oggetti, ma soprattutto di persone, che ci fanno stare bene. Il viaggio di Silvia, fondatrice delLa Camera Incantata, è iniziato dalla moda e dalle meravigliose artiste e artigiane che le permettevano di vestirsi in maniera contemporanea senza perdere d’occhio l’impatto ambientale. Pian piano La Camera Incantata ha ospitato creativi sempre diversi, ma con alcuni valori fondamentali condivisi.

  1. L’amore per l’estetica, perché, si sa, la bellezza ci salverà.
  2. Il rispetto per le storie e le persone, perché bisogna essere collaboratori e non approfittatori.
  3. La sostenibilità, ambientale, sociale ed economica, perché il rispetto per noi stessi inizia con il rispetto di tutti gli esseri viventi, vicini e lontani, presenti o futuri, umani e non.

la camera incantata sostenibilità a torino

Parlando di sostenibilità tra noi è emerso sempre più presente e prepotente la voglia di raccontare la sostenibilità a 360 gradi e di passare anche dalla cucina per farlo. Perché parlare di cibo ti starai chiedendo? E io, che in questo momento sto scrivendo, sono qui proprio per raccontarti questo, perchè credo fortemente che possiamo cambiare il mondo, una forchettata alla volta. Ma prima lascia che mi presenti!

Mi chiamo Monica, ma magari mi conosci come @avegetarianinitaly. Sono vegetariana (l’avevi già capito?) e sono diventata vegetariana come inizio di un mio percorso alla ricerca della diminuzione del mio impatto ambientale circa 10 anni fa. Vivevo in Inghilterra, studiavo per il dottorato in sostenibilità e la ricerca fine a sé stessa non mi bastava. Così ho deciso di mettere in pratica quello che leggevo e studiavo; volevo dare il mio contributo per il nostro pianeta. E ho deciso che non avrei più mangiato carne. Dopo un annetto circa ho smesso anche con il pesce (e non ti dico le urla del padre metà marchigiano e metà siciliano a tale annuncio, tu figlia mia, sangue del mio sangue di uomo di mare, come osi?) e pian piano ho diminuito al minimo i miei consumi di derivati animali. 

Ed è stata, per me, la scelta più felice e più facile di tutta la mia vita. Da qualche anno ho deciso di condividere questo mio viaggio alla ricerca di una vista sempre più eco-sostenibile con chi ha voglia di ascoltarmi e così su Instagram racconto delle mie ricette e delle mie scoperte nel campo, mentre su Le strade di Torino, di cui sono una delle due fondatrici, racconto di tutti i ristoranti torinesi dove mangiare vegetale e di tutte le attività attente all’ambiente. Io e Silvia eravamo destinate a incontrarci non credi? 

Sono attenta alle novità e schiava della scienza, per me tutto deve essere sostanziato dai dati e dalle pubblicazioni scientifiche (che ti lascerò al fondo dei miei articoli) perché ho una mentalità molto analitica e sono fondamentalmente pigra e perciò voglio sapere quali azioni sono le più importanti a livello di impatto ambientale prima di decidere se implementarle nel mio sforzo quotidiano.

Ora che sei arrivat* qui posso svelarti l’arcano; smettere di mangiare animali è una delle azioni che ha il più grande contributo sul nostro impatto ambientale. Vediamo perchè!

Cambiare il mondo una forchettata alla volta. Cosa dice la scienza

L’ho detto nella premessa e manterrò fede a quanto ho detto, diventare vegetariani perché fa bene al pianeta non è una moda, ma una cosa dimostrata dalla scienza e qui vi porto 5 buone ragioni:

1. Ci fa risparmiare acqua

Se ne parla in continuazione a proposito di lavarsi i denti chiudendo il rubinetto o di quali jeans acquistare e sicuramente adottare una dieta #plantbased (o il più possibile plantbased) riduce notevolmente i nostri consumi di acqua perché i prodotti vegetali hanno bisogno di molta meno acqua per essere prodotti dei prodotti animali. Il 93% dell’acqua a livello mondiale viene utilizzato per l’agricoltura e di questo un quarto è utilizzato dalla sola industria della carne e dei latticini. Una sola persona che diventa vegana risparmia oltre 757.000 litri d’acqua all’anno. 

2. Diminuisce le emissioni di gas serra

I gas serra sono quei gas che emettono energia radiante nell’atmosfera e contribuiscono al riscaldamento e al cambiamento climatico. L’agricoltura animale è responsabile da sola di oltre il 14% delle emissioni globali di anidride carbonica, metano e altri gas serra. 

I gas serra (spesso abbreviati in GHG) sono un tipo di gas che emette energia radiante nell'atmosfera, contribuendo al riscaldamento globale e al cambiamento climatico.

Gli studi dimostrano che l'adozione di una dieta vegana può dimezzare i gas serra agricoli e che una riduzione del 50% dei consumi di alimenti di origina animale comporta una diminuzione del 25% delle emissioni di gas serra dall’alimentazione. 

3. Contrasta il cambiamento climatico

I gas serra sono la principale causa del cambiamento climatico, a causa dell’effetto serra causato dai gas serra. Per questo motivo scegliere una dieta vegetale è uno dei mezzi più efficaci per contrastare il cambiamento climatico, perché diminuisce le emissioni individuali di gas serra. Gli studi hanno scoperto che se tutti diventassero vegani, le emissioni che contribuiscono al riscaldamento globale sarebbero ridotte del 70%, abbastanza per fermare e invertire gli effetti nocivi del cambiamento climatico tra cui l'innalzamento del livello del mare, le inondazioni, lo scioglimento dei ghiacciai e la siccità.

4. Risparmia energia

L’allevamento richiede un enorme consumo di energia fossile per varie attività come la produzione di mangimi, l'allevamento, la produzione e l’utilizzo di fertilizzanti, l'uso di elettricità e i costi di gestione dell'azienda agricola. I cibi vegetali hanno un’efficienza energetica più elevata perché si stima che le proteine di origine animale richiedano otto volte più energia di quelle vegetali per essere prodotte

5. Protegge la natura, la biodiversità e gli oceani

L’allevamento degli animali è responsabile del 91% della distruzione della foresta pluviale amazzonica (si perché la soia che viene coltivata in Amazzonia viene utilizzata per l’alimentazione degli animali non per produrre tofu ;) ) ed è il principale motore della deforestazione e dell'uso del suolo, in tutto il mondo. Gli studi stimano che seguire una dieta a base vegetale può ridurre l’uso della terra del 76% e proteggere l’Amazzonia, le sue tribù native e le specie tropicali.

Lo stesso vale per la pesca, che praticata in eccesso ha portato a disastrosi squilibri per la biodiversità dell'oceano. Oltre a ridurre enormemente la popolazione ittica in tutto il mondo, la pesca eccessiva ha modificato le caratteristiche del pesce rimanente, provocando un pericoloso effetto domino che mette a rischio la complessa catena alimentare oceanica.

Cambiare il mondo una forchettata alla volta. Cosa possiamo fare noi.

Ovviamente non si può chiedere a tutti un cambiamento immediato e dall’oggi al domani. Io stessa ho iniziato il mio percorso 10 anni fa e sono ancora in evoluzione e in continuo cambiamento. 

1. Iniziare a ridurre i nostri consumi di prodotti animali e scegliere quelli vegetali

Prendere una pizza vegetariana quando si va a cena, cucinare una pasta con le verdure anziché con il ragù, prediligere i legumi almeno una volta al giorno.

2. Sostituire tutto il sostituibile con prodotti simili:

  • Lo yogurt di soia o di cocco al mattino al posto di quello vaccino. 
  • Il latte vegetale, magari autoprodotto, al posto di quello di mucca.
  • I burger vegetali al posto del classico hamburger, e oggi se ne trovano di incredibili che hanno lo stesso gusto della carne (giuro e lo dicono gli onnivori!)
  • La farina di ceci o di lupini al posto dell'uovo nelle frittate.
  • L'olio di oliva o il burro di cocco al posto del burro vaccino per cucinare.

3. Iniziare per gradi.

Come dice il mio autore preferito, Jonathan Safran Foer, nel suo ultimo libro “Possiamo salvare il mondo prima di cena” (eh sì, il libro si chiama proprio così) e il suo consiglio è proprio questo: mangiamo vegetale due pasti su tre, colazione e pranzo, poi a cena concediamoci quello che ci piace. Questo permette a tutti di uscire con gli amici, andare a cena dalla mamma che proprio non vuole capire, assaggiare quel piatto che ci piace tanto, consapevoli di stare facendo qualcosa di già molto grande per la salute del nostro pianeta.

4. Siamo critici. Siamo consapevoli.

Il primo passo è farsi domande e cercare delle risposte leggendo e informandosi. Non dare niente per scontato ed essere consumatori attivi e non passivi. Perché solo grazie all’azione di tutti noi potranno esserci grandi cambiamenti.

E ricordiamoci sempre: non abbiamo bisogno di 100 vegani perfetti, ma di milioni di persone che mangiano a maggioranza vegetale in maniera imperfetta!

Alla prossima puntata!
Monica

 

Letteratura scientifica

Wynes, Seth, and Kimberly A. Nicholas. "The climate mitigation gap: education and government recommendations miss the most effective individual actions." Environmental Research Letters 12.7 (2017): 074024.
Hedenus, Fredrik, Stefan Wirsenius, and Daniel JA Johansson. "The importance of reduced meat and dairy consumption for meeting stringent climate change targets." Climatic change 124.1-2 (2014): 79-91.
Hoolohan, Claire, et al. "Mitigating the greenhouse gas emissions embodied in food through realistic consumer choices." Energy Policy 63 (2013): 1065-1074.
Cobenefits of global dietary change, Marco Springmann, H. Charles J. Godfray, Mike Rayner, Peter Scarborough, Proceedings of the National Academy of Sciences Mar 2016, 201523119; DOI: 10.1073/pnas.1523119113